
Memoria Artificiale
9, Agosto, 2007Abbiamo potuto leggere in diversi libri di fantascienza di chip in grado di immagazzinare ricordi, informazioni, emozioni.
Tra qualche anno, però, questo chip potrebbe anche non essere più solamente un elemento da film: uno scienziato americano, Ted Berger, ha infatti realizzato un chip, costituito da una piastrina di silicio di tre mm e 25 elettrodi in entrata e 25 in uscita, in grado di dialogare con le cellule cerebrali.
Insomma, la prospettiva di un cervello bionico in grado di memorizzare ricordi non è molto lontana.
Al momento la piastrina è collegata ad una parte di tessuto cerebrale di un topo, asportata dall’animale. Lo scienziato ha potuto osservare che questa è perfettamente in grado di comunicare con le cellule cerebrali tramite impulsi elettrici, gli stessi impulsi che i neuroni utilizzano per scambiarsi le informazioni.
Lo scopo di Berger, è quello di realizzare un microchip che possa rimpiazzare parte dell’ippocampo, la sede della memoria ricogitiva, e quindi registrare ricordi ed informazioni e recuperarli. L’ippocampo è la prima regione ad essere colpita dal morbo di Alzheimer, e le sue cellule molto spesso vengono danneggiate a causa del mancato rifornimento di ossigeno, a seguito, per esempio, di un ictus. Questo chip sarebbe quindi in grado di porre rimedio ai deficit creati a seguito di questi tipi di danni, e quindi di supplire a vuoti di memoria, incapacità di orientamento, difficoltà nel coordinamento motorio.
Leggendo questa notizia, mi sono un po’ preoccupata. Pensare che un giorno il mio cervello possa essere in parte rimpiazzato da una piastrina di silicio, mi ha sconvolta. Posso capire i trapianti di organi, tutte le operazioni chirurgiche concepite dalla mente umana… ma pensare che anche il cervello possa essere sostituito? La sede dei nostri ricordi, dove sono immagazzinate le nostre esperienze; il luogo dove hanno origine i nostri pensieri, da dove partono tutti i nostri impulsi… ciò che determina i nostri comportamenti, il nostro modo di essere, di comunicare.. tutto questo può veramente essere rimpiazzato da un freddo chip realizzato proprio dal cervello umano?



Innanzi tutto quello è di sicuro un ciarlatano, oppure la notizia è stata ingigantita o leggermente modificata dai media. 25 punti di connessione non bastano neanche per far funzionare una lavatrice
Ma anche se, un lontano giorno, dovesse diventare possibile, perché preoccuparsi? Tu non sei i tuoi organi, e su questo oggi tutti sono d’accordo, visto che ci si trapianta un po’ di tutto, dal silicone agli organi altrui. E non sei neanche il tuo cervello, perché questo è solo materia di un certo tipo messa in un certo modo: tu sei ciò che ne scaturisce. L’ardua (e magari impossibile) impresa di replicare parti di un cervello non cambierà le persone, non aggiungerà quasi niente alla comprensione della vita, ma sicuramente ne migliorerà il tenore.
Non ho scritto io l’articolo dal quale ho letto l’informazione, mi sono limitata a leggerlo da una rivista per cui non posso sapere se quanto è scritto sia vero oppure sia stato ingigantito o quant’altro.
L’unica cosa che posso sapere, è che, sia che una situazione del genere possa essere possibile nel futuro, sia che sia solamente qualcosa destinato a rimanere nei libri di fantascienza, essere consapevole che parte delle mie capacità sia determinata da un microchip mi disgusta… hai scritto ” il cervello è solo materia di un certo tipo messa in un certo modo: tu sei ciò che ne scaturisce”…. essere ciò che scaturisce dal mio cervello, da ciò che fa parte di me è un conto, ma essere in parte risultato di ciò che dipende da una piastrina di silicio non mi sembra il massimo da desiderare da sè stessi.
Grazie del commento!
Rispondo secondo il mio modo di pensare a Giulia e anche a Pat:
In realtà, il cervello umano non è tanto di più dello stesso chip di un computer. Ciò che lo differenzia, secondo me, è la struttura. Mi spiego: i neuroni sono disposti secondo un ordine che varia da persona a persona. Dal neurone, non scaturisce nient’altro che corrente e ciò che le persone chiamano ‘anima’¹ non è altro che il nostro cervello. Quando io vedo una mela rossa, penso ‘mela’. La ‘mela’ in realtà è un simbolo (una parola) che sta ad indicare l’oggetto reale. Questo simbolo attiva alcune aree della rete cerebrale, e precisamente le stesse che si attivano se io vedo una mela. In questo modo avviene l’associazione tra ‘mela’ e la mela. Ciò che penso è, quindi, che anche pensieri più complessi, come quello che sto formulando ora per scrivere, non siano altro che attivazioni e disattivazioni (on/off , 1/0) di piccole parti della rete cerebrale. Per fare un paragone col computer, si potrebbe dire che la mente assomiglia a internet.
Quindi, dall’integrazione di nuove parti di rete con una rete già esistente non vedo niente di sconvolgente, anzi, potrebbe essere interessante per il prossimo compito di matematica !
@ giovanniceribella
“Dal neurone, non scaturisce nient’altro che corrente e ciò che le persone chiamano ‘anima’¹ non è altro che il nostro cervello.”
Appunto, il NOSTRO CERVELLO. Che funzioni come funziona un computer, si sapeva e non è rilevante a mio parere. Ciò che conta è che noi nasciamo dotati di un cervello da cui dipendono le nostre capacità di memoria, orientamento, associazione, formulazione di idee e pensieri, comunicazione… non è semplicemente una parte di noi stessi che svolge la funzione di mantenerci in vita, è qualcosa di più.. per questo trovo assurdo che possa essere sostituita parzialmente o integrata da un microchip.